Tra gli infiniti ritorni della moda c’è lui: l’animalier. Leopardato, zebrato, tigrato o pitonato che sia, dal bisogno dei primitivi al cappotto di Liz Taylor e Jackie Kennedy. Nell’eterno riciclo che subiscono i trend, l’animalier si ripropone vivendo un’altra vita come una fenice che risorge dalle proprie ceneri.

Il primo trend della storia

Prima di diventare un vezzo, vestirsi era un bisogno. Per tale bisogno, il vestimento dell’uomo primitivo – composto principalmente di pelli animali – potrebbe definire l’animalier la prima tendenza in assoluto. Nel susseguirsi delle civiltà il vello animale acquistò valore e potere simbolico. La pelle di leone, tra i Romani, era simbolo di forza, quella di leopardo donava regalità a chi la indossava tra gli Antichi Egizi, mentre per i Greci veniva associata al culto di Dionisio, Dio dell’ebbrezza. Dal subentro del Cristianesimo queste pellicce vennero invece accostare al concetto di lussuria: da qui le prime controversie che questa stampa subì e subisce tutt’ora.

“Dioniso a cavallo di un ghepardo” – mosaico a Pella, Grecia, IV secolo a. C.

Ladylike o Trasgressive

Eleganza e volgarità si batteranno all’infinito sul ring della moda, che forse mai decreterà la vittoria di uno dei due. La prima metà del ‘900 vede i migliori anni dell’animalier. Dive del cinema e dello spettacolo come Ava GardnerJoan Crawford, Rita HayworthBette Davis, Josephine Baker e persino la regina Elisabetta II indossarono quell’animalier ladylike – elegante e bon-ton – come nessun’altra fece in seguito. Il merito lo si deve allo stilista Christian Dior, che nel 1947 insieme alle gonne a corolla del suo New Look fece sfilare dei dettagli in tessuto stampato maculato.

In ordine: Regina Elisabetta II – Liz Taylor – Jackie Kennedy

Da qui è tutto un divenire. Trascorsi gli anni Settanta, in cui il leopardo rischiava l’estinzione; negli anni Ottanta la sua stampa trasgressiva divenne l’emblema della donna libera, fino ad arrivare agli anni Novanta dove fu marchio di fabbrica e leit-motiv di brand del calibro di Azzedine Alaia, Versace, Roberto Cavalli, Dolce&Gabbana.

Animalier is the new black

Queste grandi griffe hanno costruito la loro immagine su una donna forte, sensuale, che non ha paura di osare e apparire. Una donna che non teme di sentirsi osservata se indossa un capo maculato, che sia un accessorio o un cappotto. Il trucco dell’animalier è dosarlo, indossare un pezzo alla volta e trattarlo come se fosse nero. In modo da diventare il clou dell’outfit, senza cadere nella temuta volgarità.

Gigi Hadid per Max Mara – AI 18/19

Non sarà poi così diverso dal passato, quando indossare la pelle di uno specifico animale conferiva alla persona le virtù di questo. La pelle di leopardo era simbolo di forza, eleganza e velocità ma anche di potenza e scaltrezza. Quanto è regale la giraffa nella sua altezza e sinuoso e incantatore il pitone? Scegli l’animale che vorresti essere per affrontare al meglio le tue giornate!

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