Fashion & Food

In questi giorni la parola detox è stata tra le più ricercate su Google per la remise en forme successiva alle cene natalizie. In sostituzione delle ricette su come utilizzare i pandori rimasti adesso ci sono le blogger con diete e workout da condividere coi propri follower.

La moda del Detox ha preso piede negli ultimi anni con i suoi frullati di verdure, acque aromatizzate e integratori. È l’ideale per ripulirsi da tutto quello che abbiamo assaggiato sulle tavole dei nostri parenti e per fare un favore al nostro corpo. Insieme ad una giusta alimentazione e attività fisica, questi beveroni di frutta e verdura daranno ottimi risultati. Belli e buoni – senza coloranti e additivi aggiunti – con specifici piani alimentari abbinati, ci sono gli estratti freschi di Babasucco. Ma noi comuni mortali non siamo gli unici a voler disintossicare il nostro corpo, ebbene anche la moda, a modo suo, può (e dovrebbe) seguire una dieta detox!

A dispetto dell’idea del mondo della moda – come ne Il Diavolo Veste Prada– in cui Emily segue una dieta dove, testuali parole: butta giù un cubetto di formaggio quando sta per svenire, prima della settimana della moda parigina, fashion & food dialogano da sempre. A omaggiare la cucina italiana, e non solo, grandi marchi fuoriclasse delle stampe hanno portato in passerella arance e limoni (Stella McCartney SS11 donna)

melanzane (Dolce&Gabbana SS12 donna), il junk food (Jeremy Scott per Moschino FW14-15), pesce e tortellini (Etro SS15 uomo) e persino i cannoli siciliani (Dolce&Gabbana SS18 donna), come a dire: se siamo quello che mangiamo perché non indossarlo?

La moda detox

Dietro a tutta questa ironia, la moda davvero negli ultimi anni sta seguendo una dieta detox. I primi a volersi disintossicare sono i colossi del fast fashion come H&M e Zara. La missione è ripulire i fondali di tutto il mondo che, per colpa del fast fashion e dei suoi triplicati tempi di produzione, sono inquinati anche del triplo. Con l’aiuto di Greenpeace – organizzazione non governativa ambientalista e pacifista fondata a Vancouver negli anni settanta – dal 2011 centinaia tra i più grandi brand partecipano ad una campagna di sensibilizzazione sugli effetti disastrosi, prodotti dalle industrie tessili che impiegavano un gran numero di sostanze chimiche tossiche nelle varie fasi di produzione. Ad oggi sono stati ottenuti grandi risultati, ma è anche l’approccio del consumatore che deve cambiare. In favore di questo, H&M è tra i primi brand che ha adottato la politica di regalare un buono acquisto a chiunque riporti in negozio abiti smessi da poter riciclare.

Perché come è importante scegliere quello che mettiamo sulla nostra tavola, dovrebbe esserlo quello che mettiamo all’interno dei nostri armadi.

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Pamela Romano

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